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Inchieste e approfondimenti

RITUXIMAB: una speranza per la CFS

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Di Giada Da Ros
Presidente CFS Associazione Italiana – Aviano (PN)

Mella e FlugeNei giorni scorsi sulla rivista medica PLoS One è stato pubblicato uno studio che mostra la possibile efficacia di un farmaco contro il cancro, il Rituximab, nel trattare la CFS. Artefici della scoperta sono stati due medici norvegesi, Mella e Fluge (nella foto). Sotto c’è la traduzione dall’inglese di un articolo (che trovate qui),  a sua volta tradotto dal norvegese, che parla di questo.

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Studio Lo/Alter pubblicato su PNAS: trovati virus collegati all'MLV nel sangue dei pazienti con CFS/ME

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Di Giada Da Ros
Presidente CFS Associazione Italiana – Aviano (PN)

PNAS
Lo scorso 23 agosto sono stati pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) i risultati di uno studio molto atteso, noto come lo studio Lo/Alter, dal nome di due dei ricercatori del gruppo che lo ha condotto, che fa capo alla Food and Drug Administration (FDA) cioè la Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, i National Institutes of Health (NIH), ovvero l’Istituto Superiore di Sanità americano,  e la Harvard Medical School (HMS), la facoltà di medicina di Harvard: Shyh-Ching Lo (FDA), Natalia Pripuzova (FDA), Bingjie Li (FDA), Anthony L. Komaroff (HMS), Guo-Chiuan Hung (FDA), Richard Wang (NIH), Harvey J. Alter (NIH). L’articolo, intitolato “Detection of MLV-related virus gene sequences in blood of patients with chronic fatigue syndrome and healthy blood donors.”, è disponibile online. 

Il risultato, che ha subito fatto il giro del mondo ed è stato ripreso da numerose testate giornalistiche, è stato che 32 su 37 pazienti con la CFS/ME (l’86,5%) che sono stati testati sono risultati positivi alle sequenze dei virus collegati al virus della leucemia murina (MLV), contro 3 su 44 dei donatori di sangue sani (il 6,8%). Questi risultati supportano lo studio pubblicato su Science lo scorso ottobre relativo all’XMRV, su cui cominciava a nutrirsi qualche sospetto, visto che quattro studi successivi non erano riusciti a trovare un collegamento fra il citato retrovirus e la CFS/ME. Sebbene in questo nuovo studio non sia stato trovato l’XMRV, è stata tuttavia confermata la presenza di un gruppo di virus geneticamente molto simile, e questo secondo gli esperti rappresenta un grande passo in avanti. 

Le sequenze collegate all’MLV corrispondono alle sequenze dell’MLV politropico, non xenotropico (come era nel caso dell’XMRV). Ora “identificare le precise origini di questi agenti collegati all’MLV trovati negli esseri umani e identificare come entrambi siano collegati è di fondamentale importanza per chiarire la fonte e l’epidemiologia dell’infezione e, alla fine, il potenziale ruolo nella malattia”, secondo quanto viene messo nero su bianco nel commentario uscito insieme all’articolo. Il dottor Alter nota come non è affatto provato che un retrovirus causi la CFS. Questa potrebbe essere il risultato di sottostanti problemi del sistema immunitario. Intanto, come si è letto anche sul New York Times e sul Corriere della Sera, alcuni pazienti con la CFS/ME stanno utilizzando i trattamenti previsti per l’HIV. E la dottoressa Mikovits, direttore di ricerca del Whittemore Peterson Institute che aveva collaborato alla scoperta dell’XMRV,  spera di organizzare dei trial clinici per la fine dell’anno, cosa che potrebbe portare ad una risposta definitiva sul retrovirus come possibile causa della malattia e delle indicazioni sui possibili trattamenti. 

L’articolo di PNAS era stato presentato per la pubblicazione ancora in maggio. A luglio però i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), cioè i Centri di Controllo e Prevenzione delle Malattie, hanno pubblicato su ‘Retrovirology’ un altro studio, in cui nei pazienti con la CFS/ME non si rinveniva nessun XMRV, né alcun virus collegato all’MLV. Per questa ragione i redattori di PNAS hanno conseguentemente deciso di ritardare la pubblicazione dell’articolo per ulteriori verifiche di accuratezza. Questo ha provocato un’immediata reazione da parte delle associazioni e dei pazienti, allarmati che le informazioni venissero fatte sparire. La storia della CFS/ME è piena di situazioni poco chiare che giustificavano una simile preoccupazione. LA CNN ha pubblicato online un articolo con un video preparato dal Whittemore Peterson Institute in cui si chiedeva che venissero resi pubblici i risultati. Si temeva che ragioni “politiche” avessero la meglio sulle ragioni scientifiche. Il dottor Alter stesso, consapevole dell’interesse suscitato dallo studio, si è dichiarato dispiaciuto della difficile situazione, ma ha ritenuto che non potessero rivolgersi direttamente alla comunità dei pazienti, per rassicurarli, finché i dati non fossero stati pubblicati. L’impegno da parte degli interessati è quello di standardizzare i procedimenti, in modo da non incorrere più in situazioni di questo tipo.

 

La IACFS/ME: No all'inserimento della CFS/ME nel DSM-5

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Di Giada Da Ros
Presidente CFS Associazione Italiana – Aviano (PN)

Fred Friedberg, PhD, Presidente della IASCFS/MELa IACFS/ME, ovvero l’Associazione Internazionale per la Sindrome da Fatica Cronica/Encefalomielite Mialgica, ha allertato la comunità della CFS/ME rispetto all’intenzione di inserire la malattia all’interno del DSM-5, che dovrebbe uscire nel 2013, curato da una Task Force della Associazione Psichiatrica Americana.

IL DSM è il manuale di classificazione delle malattie psichiatriche che contiene l’elenco e i criteri per le diagnosi. Il manuale di cui ora dovrebbe uscire questa nuova edizione è un punto di riferimento internazionale (per tutti, non solo per gli americani cioè) per psichiatri (ovvero medici con una specializzazione in psichiatria), psicologi (ovvero laureati in psicologia con una abilitazione alla professione) e psicoterapeuti (ovvero psicologi o medici con una specializzazione quadriennale, poi abilitati alla professione di psicoterapeuta). Vi è da rilevare che sebbene la pubblicazione abbia una considerazione di prestigio, ci sono scuole di pensiero psicologico che negano validità scientifica a questo strumento, sulla base di fondate argomentazioni epistemologiche, e ne criticano l’utilizzo, ritenuto dannoso.

La IACFS/ME ha scritto una lettera alla Task Force per la realizzazione del DSM-5, che riportiamo qui tradotta, che spiega perché non ritengono opportuno inserire la CFS/ME nel DSM-5 (25 marzo 2010). Inoltre spingono con vigore a inviare i propri commenti contro questa possibilità che, in modo condivisibile, ritengono disturbante. Le lettere scritte dai professionisti del settore (ricercatori, clinici, educatori) sono quelle che avranno la maggiore influenza e devono essere fatte pervenire entro il 20 aprile.

Lettera alla Task Force per il DSM-5:

A nome del consiglio di amministrazione e dei membri della International Association for Chronic Fatigue Syndrome – Associazione Internazionale per la Sindrome da Fatica Cronica (IACSF/ME), vorrei esprimere la mia profonda preoccupazione riguardo alla possibilità di re-classificare la CFS come disturbo somatoforme nel DSM-5. Sebbene la nuova categoria proposta di Disturbo dai Sintomi Somatici Complessi (CSSD) appaia ragionevole, siamo preoccupati che la CFS, una patologia medica complessa, diventi un sottotipo di CSSD o una distinta a sè stante diagnosi psichiatrica. Basiamo la nostra preoccupazione sui commenti del dottor Simon Wessely (Gruppo di Lavoro DSM-5; Settembre 6-8, 2006) che ha concluso che “dobbiamo accettare l’esistenza … di sindromi/sintomi somatici funzionali… [separati dalla depressione e dall’ansia] e rispettare l’integrità di fibromialgia, sindrome dell’intestino irritabile, sindrome da fatica cronica, e le loro varianti culturali”. Questo commento suggerisce la possibilità di una nuova diagnosi somatoforme del DSM-5 che classifica la CFS come una manifestazione o sottocategoria.

La posizione della IACSF/ME è che posizionare la CFS nella nuova categoria di CSSD non sarebbe ragionevole sulla base del corpo di prove scientifiche e la corrente comprensione di questa malattia.

La classificazione della CFS come disturbo psichiatrico nel DSM-5 ignora le prove biomediche che si stanno accumulando per porre le fondamenta della CFS nel dominio della immunologia, la virologia, la genetica e la neuroendocrinologia. Nel corso degli ultimi 25 anni, sono stati pubblicati 2000 studi sulla CFS valutati dai colleghi. I dati supportano una patologia multifattoriale caratterizzata da disturbi nella funzione dell’asse ipotalamico-pituitario, pathway antivirali sovra-regolati nel sistema immunitario, e anormalità genetiche.  Diversamente da quanto accade con ansia clinica e depressione, le sostanze psicotrope sono generalmente inefficaci per la CFS e il consiglio medico standard di fare esercizio e riposare o riprendere le attività spesso porta a un peggioramento dei sintomi. In contrasto alla depressione clinica, la motivazione è molto meno colpita nella CFS e il desiderio di rimanere attivi rimane intatto. Inoltre, nell’espressione dei geni sono state recentemente trovate ampie differenze fra la CFS e la depressione endogena (Zhang et al., 2009).

Sebbene la ricerca biomedica per delucidare i meccanismi della CFS sia in fieri, le incertezze mediche che circondano la CFS non dovrebbero essere usate come giustificazione per classificarla come una malattia psichiatrica. Come dichiarato dal dottor Ricardo Araya: “L’assenza di una spiegazione medica [per una malattia] non dovrebbe conferire automaticamente una etichettatura psichiatrica (Settembre 6-8, 2006; Presentazione Somatica di Disturbi Mentali; Gruppo di Lavoro per il DSM-5)”.

Con rispetto al DSM-5, supportiamo il recente editoriale nel British Medical Journal del dottor Allen Francis (2010), presidente della task force del DSM-IV, che ha dichiarato che ogni nuova diagnosi del DSM dovrebbe essere basata su “una attenta analisi rischi-benefici che include… una considerazione di tutte le potenziali conseguenze non volute (p. 492)”. Le probabili conseguenze non volute di una diagnosi di CFS nel nuovo DSM sarà la aumentata stigmatizzazione o anche livelli perfino minori di riconoscimento da parte dei medici che danno le cure primarie e dalla comunità medica in generale. Come risultato, crediamo che una tale azione sarebbe controproducente rispetto ai nostri continui sforzi di educare i medici rispetto alla valutazione e alla cura clinica di questi pazienti.

La IACFS/ME è una organizzazione di più di 500 professionisti biomedici e del comportamento la cui missione è promuovere, stimolare e coordinare lo scambio di idee collegate alla ricerca sulla CFS, alla cura dei pazienti e al trattamento. Supportiamo gli sforzi di pressione scientifica per maggiori fondi di ricerca. Supportiamo anche le iniziative di politica di salute pubblica per aumentare il riconoscimento e ridurre la stigmatizzazione che continua a piagare questi pazienti debilitati e sottoserviti da un punto di vista medico.

Grazie per la vostra attenzione.

Distinti saluti,

Fred Friedberg, PhD
Presidente
IACFS/ME

http://www.iacfsme.org/

 


 

La Dott.ssa Vernon ragiona sui risultati pubblicati da "Retrovirology"

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Di Giada Da Ros
Presidente CFS Associazione Italiana – Aviano (PN)

Recentemente la rivista “Retrovirology” ha pubblicato un articolo che non trova alcun collegamento fra il retrovirus XMRV e la CFS/ME. È il secondo studio che arriva a questa conclusione, e mentre preparavamo la traduzione ne è arrivato anche un terzo pubblicato sul British Medical Journal e relativo a pazienti dei Paesi Bassi.
La dottoressa Suzanne D. Vernon, PhD, che ha ottenuto il dottorato in virologia dalla University of Wisconsin a Madison, ha lavorato del campo della ricerca sulla salute pubblica rispetto alle malattie infettive ai CDC di Atalnta ed è dal 2007 direttore scientifico della CFIDS Association of America, ha buttato giù alcune riflessioni che trovate sotto tradotte. Nell’originale trovate anche i riferimenti bibliografici.

Secondo studio negativo sull’XMRV: ancora in cerca di uno studio di replicazione corretto e robusto.

Un secondo studio che ha cercato l’XMRV nella CFS ne è uscito a mani vuote. Il 15 Febbraio 2010, autori del Regno Unito (UK) hanno pubblicato un articolo sulla rivista specializzata ad accesso libero Retrovirology intitolato “Assenza del virus xenotropico murino imparentato al virus della leucemia nei pazienti del Regno Unito con la sindrome da fatica cronica”. Questi investigatori hanno usato metodi quantitativi e sensibili per cercare l’XMRV nei campioni di sangue raccolti dai pazienti con la CFS, donatori di sangue sani e pazienti clinici con altre patologie. Hanno anche cercato anticorpi che potrebbero bloccare l’XMRV dall’infettare le cellule nella porzione liquida del sangue (siero e plasma) della CFS e dei controlli.

Prima di arrivare ai dettagli dell’articolo, guardiamo al gruppo che ha dato notizia di questi risultati. L’investigatore leader, il dottor Harriett CT Groom, e tre altri autori sono del dipartimento di virologia del Medical Research Council National Institute for Medical Research, l’equivalente dell’Istituto Superiore di Sanità per gli Stati Uniti. Uno di questi investigatori, il dottor Jonathan Stoye, è stato il co-autore dell’editoriale in Science che accompagnava la notizia di Lombardi e gli altri che per la prima volta ha stabilito un’associazione fra XMRV e CFS. Il dottor Stoye è un retrovirologo noto in tutto il mondo. Quattro autori sono del gruppo della CFS alla St. George’s University di Londra, compreso il dottor Jonathan Kerr, meglio conosciuto per la sua ricerca che descrive gli aspetti genomici e infettivi della CFS. Il dottor Kerr è anche co-investigatore grazie alla borsa di ricerca del Whittemore Peterson Institute finanziata dell’Istituto Superiore di Sanità (Americano). Due autori, incluso il dottor John Gow, sono della Caledonia University di Glasgow, in Scozia. Il dottor Gow ha un lunga documentata serie di pubblicazioni nella ricerca sulla CFS. Due altri autori vengono dal Barts e dal London National Health Service Trust e dal University College di Londra. Ciascuno dei loro contributi a questo studio è descritto alla fine dell’articolo.

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Studi finanziati dalla CFIDS Association of America: chi sta facendo ricerca ora

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Di Giada Da Ros
Presidente CFS Associazione Italiana – Aviano (PN)

La CFIDS Association of America nel marzo 2008 ha messo a disposizione una serie di fondi in modo tale che potessero venire dedicati alla ricerca sulla CFS. Gli obiettivi principali posti sono stati trovare: un marker biologico; delle diagnosi obiettive; dei trattamenti. Nel novembre dello stesso anno sono stati annunciati sei progetti di ricerca, scelti fra una serie, dopo che questi sono stati vagliati attraverso un processo che si chiama di peer-review cioè dopo una valutazione da parte dei pari, ovvero dei colleghi. Quattro di questi sei studi sono partiti nel marzo del 2009, gli altri due nel giugno del 2009. È passato quasi un anno dall’inizio dei primi studi perciò e il direttore scientifico dell’Associazione, la dottoressa Suzanne D. Vernon, PhD, ha voluto fare un po’ il punto della situazione, spiegando chi sta facendo ricerca su che cosa, in un articolo che trovate qui in originale e sotto tradotto per la parte relativa alle ricerche in corso.  

Dr. Kathy LightI dottori Kathy e Alan Light e il loro team di ricerca della Università dello Utah stanno cercando dei marker diagnostici oggettivi per la CFS. All’inizio di quest’estate il team Light ha pubblicato nuove scoperte sul Journal of Pain descrivendo marker basati sul sangue che sembrano collegati ai sintomi di fatica e di dolore nella CFS. Stanno individuando recettori specifici dei metaboliti creati dai muscoli durante una prova di esercizio moderato. Quello che è notevole è che i marker non sono presenti nei soggetti con la CFS quando sono a riposo. Tuttavia, dopo un moderato esercizio su una cyclette, l’espressione di questi marker nei globuli del sangue aumenta in modo drammatico nei soggetti con la CFS, ma non nei controlli sani o nei pazienti con la sclerosi multipla (un’altra condizione con sostanziale dolore e fatica) che fanno esercizio allo stesso modo.  Questo significa che – finora – questo marker sembra individuare la fatica dopo-sforzo che è la il marchio della CFS. Un diagramma  che illustra la differenza nei marker è apparso sulla copertina nel numero dell’ottobre 2009 del Journal of Pain. Il team Light sta facendo test su altri soggetti con la CFS e altri gruppi di controllo con altre malattie per determinare proprio quanto specifici della CFS siano questi marker. Se ha successo, questo potrebbe essere il primo test diagnostico del sangue obiettivo per il sintomo chiave nella fatica post-sforzo nella CFS.

Dr. Dikoma ShunguIl dottor Dikoma Shungu al Weill Cornell Medical College e i suoi collaboratori continuano a esaminare il metabolismo del cervello nella CFS. Nel 2009, Shungu e il suo team hanno pubblicato un articolo in una prestigiosa rivista di tomografia, NMR in Biomedicine, che descrive aumentati livelli di lattato nel fluido cerebrospinale del cervello  nei pazienti con la CFS. È notevole il fatto che questo non è stato trovato nei gruppi di confronto testati di controlli sani e nei controlli malati (disordine ansiogeno generalizzato). Con l’attuale premio che hanno ricevuto dalla CFIDS Assosiation,  Shangu ha esteso lo studio per includere altri pazienti con la CFS e un gruppo di controllo con la malattia del disordine da depressione maggiore. Un eccitante aspetto di questo studio è che questi soggetti parteciperanno anche allo studio del dottor Marvin Medow che esamina il flusso del sangue (vedete sotto). Questa coppia di team investigativi ha sviluppato un modello che è basato sull’infezione che causa infiammazione e stress ossidativo che altera il flusso sanguigno e aumenta il lattato nel sangue. Lattato elevato può essere individuato attraverso l’MRS (Spettroscopia di Risonanza Magnetica), un test tomografico non invasivo. Questo potrebbe essere un importante approccio per individuare la CFS presto nel corso della malattia, cosa importante dato che prima la CFS viene individuata e diagnosticata, maggiore è la possibilità di un intervento efficace.

Dr. Marvin MedowIl dottor Marvin Medow e il suo team al New York Medical College studiano la Sindrome da Tachicardia Posturale (POTS), una forma cronica di intolleranza ortostatica associata con segni e sintomi di vertigini, perdita della visione, mal di testa, fatica, e deficit neurocognitivi. Molte persone giovani con la CFS hanno la POTS, e almeno metà degli adulti con la CFS hanno la POTS. Medow studia se questi sintomi della POTS sono dovuti a un minor afflusso di sangue al cervello. Lui e il suo team hanno pubblicato un articolo su The American Journal of Physiology – Heart and Circulatory Physiology nell’agosto del 2009 descrivendo il diminuito afflusso di sangue e l’alterata regolazione del flusso di sangue da parte del cervello nei pazienti con la POTS. Medow e il suo team continuano a studiare perché il flusso di sangue è alterato nella CFS e stanno esaminando le sostanze chimiche nel corpo che causano lo stress ossidativo e le molecole che hanno effetto sulla funzione dei vasi sanguigni. I soggetti che partecipano allo studio Medow partecipano anche allo studio Shungu descritto sopra. Questo permetterà che le scoperte di Medow sui meccanismi del flusso del sangue nel corpo siano relazionate alle alterazioni metaboliche e del flusso del sangue che Shungu sta trovando nel sangue dei pazienti. Questo tipo di studio integrato delle alterazioni del flusso sanguigno ha la potenzialità di migliorare il trattamento della CFS.

Dr. Gordon BroderickIl dottor Gordon Broderick della University of Alberta sta lavorando con i colleghi della Northwestern University e della University of Illinois-Chicago per capire come l’Epstein-Barr virus (EBV) può innescare la CFS a seguito di una moonucleosi infettiva  (anche consciuta come mono e “la malattia del bacio”). Broderick è un biologo dei sistemi che usa sofisticati approcci medici e potenti computer per costruire modelli di CFS basati su effettivi dati clinici e di laboratorio. Ha pubblicato diversi articoli nel corso degli ultimi anni che danno un modello di come il cervello, il sistema endocrino e il sistema immunitario sono alterati nelle persone con la CFS. Una figura da uno dei suoi articoli del 2009 è finita sulla copertina della rivista scientifica Genomics. Quando non è nel suo laboratorio, Broderick insegna biologia informatica agli studenti di medicina e usa esempi di CFS in molte delle sue lezioni. Broderick ha reclutato cinque studenti in medicina per condurre ricerca in questo gruppo con l’obiettivo di sensibilizzare sulla CFS e sulla ricerca sulla CFS i clinici di domani. Oltre a ottenere pubblicità sui media, gli studenti di medicina pubblicano il loro lavoro sulla letteratura valutata da colleghi.

Dr. Sanjay ShuklaIl Dr. Sanjay Shukla della Marshfield Clinic Research Foundation studierà i microbi dell’intestino nella CFS. Sappiamo ora che gli esseri umani abbisognano del giusto tipo e del giusto bilanciamento di microbi nei nostri intestini per rimanere in salute. Shukla ipotizza che le persone con la CFS non abbiamo il giusto tipo e bilanciamento di microbi e che lo sforzo causi i microbi a fuoriuscire attraverso l’intestino causando infiammazioni e disturbi metabolici. Ha assemblato un team di esperti in medicina interna, fisiologia dell’esercizio e filogenia batterica per assisterlo in questo studio innovativo. Il team ha cominciato a iscrivere pazienti e controlli a luglio. Raccoglieranno campioni di sangue e di feci prima e dopo una prova di esercizio fisico per studiare come lo sforzo ha influenza sulla funzione e l’ecologia dell’intestino. Rimanete sintonizzati su quelli che sicuramente saranno interessanti e importanti risultati che potranno avere impatto sulla diagnosi e il trattamento della CFS.

Dr. Bud MishraIl professor Bud Mishra e il suo team di bioinformatici alla New York University useranno il software di computer che hanno sviluppato per identificare sottotipi e possibili cause della CFS. Mishra e il suo team stanno compilando dei resoconti medici da centinaia di pazienti con la CFS ben caratterizzati per raggiungere questo obiettivo. Una volta che I resoconti medici sono stati convertiti in forma elettronica e poi “letti” e interpretati dal computer, un team di esperti umani valuterà quanto bene il computer ha interpretato le informazioni. Suona futuristico? Forse ma la realtà è che usare il computer per esaminare registri ampi e cercare dei pattern è un’applicazione brillante di “intelligenza artificiale”. Molte persone con la CFS hanno enormi raccoglitori con il schedario medico. Il team di Mishra sta essenzialmente cercando all’interno di schedari medici da centinaia di pazienti con la CFS per identificare sottotipi e cause della CFS. Pensate a questo progetto come a applicazione altamente specifica di una tecnologia simile a Google che identificherà nuove informazioni e le tradurrà per gli scenari clinici.

 


 
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