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Intervista al Dott. Riccardo Ferrero Leone

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Riccardo Ferrero LeoneIl Dott. Riccardo Ferrero Leone studia la Medicina non Convenzionale dal 1981: è stato allievo del Prof. Antonio Negro, del Prof. Antonio Santini, della Dott.ssa Giovanna Baratta e del Dott. Giuseppe Leoni.
Esercita la Medicina Generale integrando le discipline di Medicina non Convenzionale con particolare riguardo a omeopatia, omotossicologia e agopuntura.
Ha istituito e dirige a Roma Omeopatia per tutti, un ambulatorio pubblico di Medicina Omeopatica e Omotossicologia, i cui proventi sono totalmente devoluti per iniziative umanitarie (www.omeopatiapertutti.org).

Per altre informazioni e recapiti: http://www.medicitalia.it/02it/scheda-medico.asp?id=34851




Dott. Ferrero Leone, quali motivazioni l’hanno spinta a suo tempo a scegliere la specializzazione in omeopatia?

Conoscere il maggior numero possibile di opzioni terapeutiche valide  per affrontare la patologia umana significa avere molte probabilità in più di aiutare la persona sofferente; oggi posso affermare questo con certezza ma all’inizio fui motivato da una grande curiosità per delle tradizioni mediche spesso molto più antiche della nostra; ebbi la fortuna di apprendere dai più grandi Maestri del secolo scorso con i quali mi formai applico i loro insegnamenti integrando con le acquisizioni più recenti di ciascuna disciplina. Oggi in Italia non si può parlare ancora di specializzazione intesa come vera  e propria Scuola Universitaria, ma di Perfezionamento di esclusiva competenza medica.

Negli ultimi anni sembra essersi molto diffuso l’impiego dell’omeopatia specie nelle fasce più giovani della popolazione ed omogeneamente in tutte le categorie sociali. Si può ritenere che questo tipo di medicina non sia più solo per un'élite?

Recenti dati ISTAT riferiscono che circa dieci milioni di persone almeno una volta l’anno si sottopongono ad una cura di medicina non convenzionale e in questo l’Omeopatia occupa una posizione di rilievo. Vanta più di due secoli di sperimentazione sull’uomo, i dati obiettivi sull’efficacia terapeutica sono numerosissimi, gli effetti collaterali spiacevoli sono pressoché nulli, è indicata in tutte le età e in tante patologie: sono questi i principali punti di forza della sempre maggiore diffusione di tale disciplina. Forte di quasi trent’anni di esperienza ho voluto offrire l’opportunità di conoscere e rovare le terapie omeopatiche ed omotossicologiche istituendo a Roma un ambulatorio pubblico, Omeopatia per tutti; in due anni ho già visitato diverse centinaia di pazienti che si affacciavano per la prima volta a queste discipline e che sono rimasti complessivamente molto soddisfatti.

L'ASL 2 di Lucca ha istituito un ambulatorio di omeopatia che consente di effettuare visite omeopatiche al solo costo del ticket, è a conoscenza dell’esistenza di altri ambulatori simili in Italia? E di altre iniziative del tipo “omeopatia per tutti”?

L’ambulatorio a Lucca è in funzione da tanti anni; più recentemente sono sorte realtà simili in molte ASL sul territorio nazionale, alcune Regioni sostengono le iniziative di medicina non convenzionale ed hanno inserito tali prestazioni nei livelli essenziali di assistenza. ‘Omeopatia per tutti’ al momento è unica nel suo genere; le visite hanno un costo minimo e l’onorario è totalmente devoluto in opere di beneficenza.

Passando ad un argomento che ci riguarda da vicino: quando e dove ha sentito parlare per la prima volta della CFS? Ha capito subito che si trattava di una patologia seria e multifattoriale? Il nome potrebbe trarre in inganno.

Nella mia esperienza in Medicina generale mi sono trovato in passato di fronte a casi clinici anche gravi dove anche la supervisione specialistica  trovava difficoltà a classificare i sintomi presentati da alcuni pazienti in una sindrome tra quelle già conosciute, i pazienti venivano evidentemente congedati senza diagnosi ed in assenza di una terapia razionale, il più delle volte etichettati come affetti da un disturbo di tipo psicosomatico.
Ad un esame più approfondito si delineava altrimenti una sindrome ben definita riconducibile nell’eziologia, nella patogenesi e nei quadri sintomatologici e clinici a quella che poi è stata chiaramente definita come sindrome da stanchezza cronica.

Perché secondo lei molti suoi colleghi tendono a sottovalutare la CFS, a non comprenderne l’entità, a non interessarsi delle ricerche e degli aggiornamenti in merito? Questo aiuterebbe i molti pazienti che ne sono affetti e che hanno visto cambiare drasticamente la loro vita dalle piccole alle grandi cose, sentirsi abbandonati anche dalla classe medica non fa che aggiungere sofferenza alla sofferenza.

Non essere compresi nella propria condizione di malattia è sicuramente frustrante, dice bene, aggiunge sofferenza alla sofferenza; sento comunque di poter confortare tutti i pazienti che purtroppo ne soffrono perché è sempre maggiore il numero di colleghi che conoscono la CFS, chiedono suggerimenti per un corretto approccio terapeutico e si pongono nei confronti del malato con l’attenzione che merita questa patologia.

Perché consiglierebbe ad un paziente affetto da CFS di affidarsi alle cure di un omeopata? Quali sono i vantaggi rispetto ad una terapia convenzionale? Esistono dei rischi?

Intervenire con l’omeopatia, l’omotossicologia e più in generale con la medicina non convenzionale significa integrare con terapie già sperimentate su numerosi pazienti in tutte quelle occasioni dove la farmacologia ufficiale non riesce ad ottenere i risultati sperati. Questo è vero tanto per trattare una banale rinite come per un’infezione da candida o per ottenenere una buona disintossicazione in un paziente oncologico in trattamento chemioterapico; tutto ciò senza che si manifestino effetti collaterali spiacevoli.
Nel caso della CFS queste discipline offrono spunti interessanti tanto nel trattamento dei fattori eziologici, quando questi sono chiaramente evidenziabili, tanto nel recupero dell’equilibrio dei deficit organici e funzionali presentati dal paziente.
La terapia è personalizzata ad ogni singolo individuo, alla sua peculiare storia clinica ed al trattamento dei sintomi maggiormente debilitanti: attivazione e drenaggio della matrice connettivale, stimolo della respirazione e della detossificazione cellulare, riequilibrio del sistema immunitario,  sono questi alcuni dei principali momenti terapeutici gestibili con la medicina non convenzionale. Spesso è necessario integrare con fitoterapici e molecole biologiche ad azione tonica e disintossicante che esplicano azione diretta di stimolo dei sistemi metabolici rallentati.
Nei casi più fortunati la risposta alla terapia permette un ripristino ottimale delle normali funzioni fisiologiche e un recupero duraturo dello stato di salute.


CFSmagazine la ringrazia per la collaborazione sperando di poter contare ancora sulla sua disponibilità.
SQ