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Home Spazio aperto Narrativa In Argentina un uomo doma un cavallo selvatico

In Argentina un uomo doma un cavallo selvatico

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In Argentina un uomo doma un cavallo selvatico, con gesti esperti e modi spicci lo costringe ad una ruvida cavezza di corda, lo "mette sotto" sino a quando è pronto e... via. Il lavoro consiste nel trovare e seguire un branco selvaggio, fiaccarlo, stringere i fianchi del gruppo, capire e piegare il capobranco, chiuderli infine in una valletta sabbiosa dove è pronto un recinto. Il destino degli animali è di essere tristemente obbligati su una nave per mesi, stipati e schiacciati, con zoccoli malfermi al mare in burrasca, soffocati e senza forze. Solo alcuni sopravvivono alla traversata (sono i pochi che riescono ad afferrare il cibo che gli è lanciato), giunti a destinazione qui in Italia una piccola parte dei sopravvissuti viene acquistata da privati... il resto si avvia al macello.
Un quadro triste e un po' sopra i toni questo, ma vero quanto la CFS. La malattia esiste (siamo stufi di ripeterlo), e se non fa impressione quanto una frattura scomposta o un attacco cardiaco non vuol dire che non faccia male. Pensate ad un cavallo che corre libero e fiero e ora immaginatevelo rinchiuso a forza, pettorali spezzati e zampe inferme in un recinto: non riesce e non sa come muoversi, vorrebbe girarsi e trovare uno spazio ma fa fatica, si intestardisce e riesce solo a peggiorare le cose. Nessuno lo libera perché nessuno gli bada. Pensate a quel medesimo animale dopo qualche mese, quando ha smesso di lottare, quando ormai dondola il muso con flemma nervosa e non si oppone più a nulla, non si sposta anche se vorrebbe, neanche se potesse. Nella sua testa l'istinto è stato piegato, vive come uno spettro quasi senza nemmeno più il ricordo degli spazi aperti, inutile a se stesso come agli altri in un susseguirsi ininterrotto di ore, istanti e momenti dolorosi che gli piovono addosso e si ripetono ancora e ancora. Pensare ad uno splendido sauro costretto alla corda, in posizioni innaturali per un tempo che si dilata all'infinito stringe il cuore e impatta sulle coscienze.
C'è chi dice che l'uomo nasca impuro per il suo stesso potere di essere. Tuttavia pensate a quel cavallo e immaginate una persona che ne condivida gli stessi occhi affranti, disperati e rassegnati. Immaginate che si debba rinunciare al sole, al sorriso, al lavoro, agli amici, alle ambizioni, alla fiducia. Una prigione di carne e di dubbi, di difficoltà economiche e relazionali, senza sbarre né pareti ma egualmente prigionieri delle piccole grandissime sfide di ogni giorno: alzarsi, lavarsi, stringere i denti di fronte al dolore fisico, in fronte a quello psicologico provare a distogliere il pensiero più ricorrente e fare della giornata qualcosa di utile; perché non abbiamo una gamba rotta, perché non siamo allettati e controllati da cardiologi che ben conoscono i difetti di fabbricazione o usura di un nostro importante muscolo. Non sappiamo come e perché ma stiamo male, sintomi ben conosciuti, uguali a quelli di tanti, a tutti è altresì però comune l'impossibilità di spiegarli, ai pochi medici interessati il difficile compito di starci vicini e interpretarli... ma oggi no, oggi è una giornata importante, oggi si deve parlare, gridare forte con la poca voce, oggi stringiamo ancora di più i denti e cerchiamo luoghi in noi dove attingere anche alle ultime gocce di testardia ed orgoglio per far forza sulle gambe, per montare un tavolino, per raccontarci.
Domani staremo malissimo. Ci pieghiamo e montiamo un tavolo, siamo fuori casa da un po' sulle nostre gambe (pochi i conoscenti che ti restano e ti aiutano quando da troppo manchi dal branco), mettiamo una tovaglietta, un mal di testa da cani. Domani staremo a letto per la nausea. Abbiamo realizzato un piccolo libro, abbiamo parlato per far parlare, ci siamo raccontati perché le istituzioni sappiano. Resistiamo seduti con i suoni e le luci che ci martellano addosso. Sembra assurdo ma è così, ogni piccola cosa, ogni gesto quotidiano è un'impresa!..
Non vogliamo cambiare il mondo, magari non ci è dato un destino di spazi aperti e corse nella natura selvaggia, magari non guariremo, ma altri sapranno, altri devono sapere per non finire come noi, perché la vita è già di tanto sotto la soglia di sopportazione e orrori quotidiani incalzano lo stesso anche senza andarli a cercare. Se un cavallo tra i più sani del branco può cadere nella rete dei suoi aguzzini, chiunque può ritrovarsi come noi a piangere in silenzio... neanche a farlo apposta rinunciando ai sogni più belli, rinnegando vite che prima non conoscevano freno o briglie strette, legacci o recinti. Ora la mente, l'orgoglio vuole farci anche solo muovere un braccio, leggere un libro, parlare ai nostri cari, il corpo dice no e ci accasciamo inermi sotto il peso delle sue catene.
Una giornata come oggi la pagheremo in sofferenza e dolore per settimane ma è irrinunciabile e vorremmo che fosse così per tutti voi!

Sergio Masini

 


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